giovedì 7 marzo 2019

Mutazionismo astratto

Antonia Calabrese - Particolare dell'opera "Vento del nord" (2019)
Antonia Calabrese- Particolare dell'opera "E la luna bussò" (2019)
Antonia Calabrese - Particolare dell'opera "Sei nell'anima" (2019)

Le mie astrazioni sono elaborate con una tecnica personale, da me inventata in età adolescenziale e poi ripresa nuovamente negli ultimi anni, con varie sperimentazioni. Ho definito il mio stile “mutazionismo astratto", perché benché abbia radici nell'espressionismo astratto si differenzia dall'action painting per il procedimento utilizzato (il colore non viene fatto colare ma è steso a macchia), per il tipo di colori utilizzato, per la manualità dell'atto creativo (invece che gestualità come nella pittura d'azione) e soprattutto per la volontarietà della disposizione del colore sul supporto scelto.
In comune con la pittura gestuale, il mio mutazionismo astratto, mantiene l'intenzione di lasciare che ad esprimersi sia l'inconscio, tanto nell'atto creativo che nell'attenzione di chi osserva il lavoro finito e, la parziale casualità del risultato finale, dovuta, nel mio caso, in buona parte all'uso contemporaneo di colori e vernici di natura diversa e all'utilizzo contemporaneo di due supporti distinti.  


mercoledì 6 marzo 2019

Esiste ancora l'arte concettuale?

Vincenzo Agnetti - Libro dimenticato a memoria - 1969
L'arte concettuale fu un punto d'arrivo, in quel dato tempo; può essere un punto di partenza, ma non rimanere tale e quale, perché tutto attorno a noi cambia, tutto muta, tutto si evolve.
Premesso che secondo me, ognuno deve essere se stesso, senza andare appresso a correnti vecchie o nuove, e' probabile che se hai danaro da investire, diventerai più famoso di chi vale di più, artisticamente e concettualmente, ma non sa o non può, per ragioni economiche, sponsorizzare se stesso. Ma, davvero passerai alla storia come
i grandi interpreti del cubismo, dell'astratto, dell'informale, del concettuale, che iniziarono il loro percorso artistico dalla matita, giungendo poi a recepire la necessità del cambiamento per slancio personale, alla ricerca di una soddisfazione che non trovavano più nelle tecniche e nei linguaggi già sperimentati, da altri o da se stessi?
Lasciatemelo dire: vedo in giro tante mostruosità prive di valore, orrori tali che a volte sarei tentata di rinunciare...
Per quanto sia vero che nessuno recepisce per sé di essere un mediocre e se ha danaro da investire lo investe, dubito che se non si è diversi, particolari, originali, si possa passare la selezione impietosa che fa il tempo. Magari farsi un curriculum potrebbe, forse, servire a vendere qualcosa... dubito anche di questo....in verità, per fare la storia, secondo me, ci vuole innanzitutto di essere diversi dalla massa.
Se davvero si ha qualcosa di nuovo da dire anche il curriculum, perché no, che sia fatto di mostre o cataloghi potrebbe servire. Diversamente, assolutamente no.
Per quel che mi riguarda, non trovo utile sprecare danaro in queste cose, e non ne ho da buttare. Continuo per la mia strada se pur scandalizzata di ciò che vedo intorno. Aggiungo però, che sono stanca di sentire come e cosa deve essere, fare o pensare un artista “vero”.
Quello che ammiro in un artista degno di questo nome, è l'originalità, il distinguersi dalla massa, il non essere scontato; la ricerca personale, la tecnica acquisita applicata con tocco geniale e personale. “Impara le regole come un esperto, così potrai romperle come un artista” è una nota frase di Pablo Picasso.
Ma, se tu usi, ad esempio, un oggetto di uso comune, perché è rotto, per rappresentare un concetto, per fare “arte,” diciamo così, senza avere un vissuto fatto di una specifica ricerca alle spalle (includendo lo studio dal vero e la pittura figurativa), pur comprendendo la tua voglia di libertà, interpreto che hai fatto una scelta obbligato dal fatto che non sai fare altrimenti. Il vero problema, non consiste, infatti, nell'oggetto rotto, ma nel fatto che benché tu non sappia tenere la matita in mano, esponi quello che ti pare, facendolo passare per “arte”, ad un pubblico che si fida di una critica a pagamento e di curatori e galleristi incompetenti. E magari ci butta i suoi soldi.
Di questi tempi, ahimè, sono pochini gli artisti che hanno qualcosa da dire, e sanno al contempo dirlo. Ancor di meno sono quelli che lasciano tracce importanti e che facciano ben sperare per il futuro dell'arte italiana. Ovvio che non condanno chi si rifà ai movimenti storici, ma , solo se è capace di innovarli, di adeguarne il linguaggio alla propria visione contemporanea, secondo me, merita di essere considerato. Sennò, che lasci stare, faccia altro! Le proprie scelte dipendono da onestà intellettuale e non sono solo la pezza a colore sulle proprie incapacità? Bene, allora vale la pena di continuare, di studiare meglio, di sperimentare ancora.
Conoscete voi attualmente iperrealisti, surrealisti, metafisici, preraffaelliti, futuristi, cubisti  o paesaggisti? Impossibile che siano genuinamente tali perché il contesto storico non è lo stesso, le esigenze della modernità non coincidono con quelle delle avanguardie storiche. Vogliamo decontestualizzare? Bene, decontestualizziamo tutto e tutti, giustificando ciò con l'esigenza di far coincidere le espressioni artistiche attuali con delle correnti specifiche, ma, ma, ma ciò è vuoto, è privo di senso!
Il figurativo, per esempio, va di moda alla grande, ma, un momento: è davvero sempre fatto “ad arte”? Perché se fare “ad arte” qualcosa è importante sempre, tanto più lo è se si vuol fare dell'arte figurativa! Se è di moda il figurativo, bene o male, bello o brutto che sia, va anche tanto di moda condannare altre forme di espressione artistica. Personalmente, pur non avendo mai messo da parte il figurativo, mi identifico anche in altri linguaggi e stili e, anzi, ve ne sono che, anche se non li sperimento, mi intrigano, come ad esempio l'arte concettuale. Ma esiste davvero l'arte concettuale oggi?
Per quanto mi riguarda, ho da sempre disprezzato il lavoro di quelli che copiano o imitano le opere altrui anche se talvolta travestendolo da "omaggio" a questi o a quello.
Ma se un artista è esagerato però originale, potrebbe non piacere, oppure sconvolgere, se il suo scopo è sconvolgere, e ci riesce, bravo!
C'è un critico - storico dell'arte abbastanza noto che intende “rivoluzionare” l'arte prendendosela con l'arte concettuale...Il compito di un critico d'arte, non dovrebbe essere quello di scoprire ed incoraggiare il talento?
Tutte le forme di espressione artistica hanno il loro giusto valore collocate nel dato momento storico. L'arte concettuale nacque in un periodo di profondi cambiamenti sociali, a metà degli anni 60, con l'ideale di valorizzare il concetto rispetto al manufatto, la semiotica dell'opera anziché l'immagine narrata del pensiero immaginifico.
Ha senso parlare di arte concettuale ai nostri tempi? Visto in seno al periodo storico che fece divenire grandi gli artisti concettuali, quel movimento conserva sicuramente intatto il suo valore di comunicazione e di sperimentazione. Fu, allora, un movimento in controtendenza. Oggi che il termine “concettuale” è spesso abusato, oggi che, ahimè, fa tendenza, è snaturato e dunque, non ha più senso! Da ciò all'oscurantismo, al negarne il valore storico e culturale, come fa quel tale critico, però, ci corre un abisso!

venerdì 22 febbraio 2019

L'evoluzione dell'espressionismo astratto

Senza titolo, Jackson Pollock, 1950 -(©2015 Pollock-Krasner Foundation/Artists Rights Society (ARS), New York)
La padronanza delle tecniche pittoriche tradizionali rimane importante e nessuno pensi di poter diventare un buon astrattista se non è innanzi tutto un buon figurativo.
Ma, anzi, combinando o variando gli stili tradizionali con imput personali, inusuali e inconsueti, che siano dolci o selvaggi, pur sempre creativi, è possibile ottenere grande soddisfazione personale.
Oltre alle classiche tecniche pittoriche, esistono ed emergono di tanto in tanto, stili inusuali, frutto del libero sfogo della propria creatività e fantasia, anche in epoca contemporanea. Col nome di espressionismo astratto è classificata la pittura gestuale, definita dalla critica un'attività spontanea mossa da motivazioni inconsce: l'azione del pittore in questo genere di tecnica, detta “dripping”, è rivolta a lasciare emergere il proprio subconscio per far sì che l'inconscio esprima la propria psiche, o anima. Ma non si tratta, in verità, di una assoluta assenza di controllo umano e mentale: in questa tecnica, la direzione degli spruzzi e delle gocce di vernice vengono controllati a mezzo del ribaltamento e della variazione della direzione della tela. L'iniziatore dell'esperienza artistica dell'espressionismo astratto fu Jackson Pollock (Cody, 28/01/ 1912 – Long Island, 11/08/1956).
Dalla tecnica sperimentata da Jackson Pollock, divenuta un classico nella storia dell'astrattismo col nome di “action painting , cioè “pittura d'azione" o “astrazione gestuale”, discendono attualmente, molte varianti di stili che possono ancora classificarsi col nome generico di “espressionismo astratto”.
L'esempio di Pollock, noto per i suoi grandi “dripping”, ottenuti versando, spruzzando, sventolando e scuotendo direttamente sulla tela tenuta in piano sul pavimento, economici smalti e vernici per pitture edili, con risultati assolutamente irripetibili, ha ispirato il talento creativo di non pochi artisti. Ognuno di essi, diverso ma simile, ha tratto ispirazione dalla sperimentazione di Pollock.
Egli usava far gocciolare dall'alto il colore su supporti di grandi dimensioni, tenuti in piano e fatti roteare sul pavimento e poi ribaltati verticalmente con gesto veloce e repentino; risciva così a creare texture di molti colori diversi..
Talvolta, Pollock rimestava il colore con cazzuole, bastoni o spatole da pittura fino ad ottenere l'effetto desiderato. Egli non si serviva del cavalletto, ritenendo più agevole la tela stesa sul pavimento in quanto poteva girarle intorno. E' questa un genere di pittura certamente istintiva, ma anche ben studiata in quanto sfrutta la forza di gravità .
Per utilizzare questa tecnica è necessario utilizzare vernici in grado di colare : il colore viene fatto gocciolare spontaneamente, dopo essere stato lanciato o macchiato sulle tele più o meno a caso. Altri noti pittori statunitensi si rifecero all'esperienza artistica di Pollock, riprendendone lo stile che fu da loro stessi definito, appunto, “espressionismo astratto “(Abstract Expressionism).  
Fra i più noti action painters vi sono Willem de Kooning, che però fu in prevalenza un artista figurativo, Franz Kline e Mark Rothko.
Notevole per i risultati ottenuti fu William Congdon che seppe cogliere ed assimilare la potenzialità dell' Action Painting, maturando uno stile personale.
Una variante moderna di questa tecnica, si rinviene nelle opere di quegli artisti che realizzano le loro opere facendo gocciolare vernice nera su carta per acquerello.
Immergendo l'intero foglio di carta (ma anche tela o altra superficie), in una vasca contenente colore acrilico ed acqua, e lasciando che la vernice coli, c'è chi riesce ad ottenere schizzi, macchie, sfregature che, sollevata in aria la carta, rendono un effetto drammatico, imprevedibile e suggestivo. 
Per utilizzare efficacemente questa tecnica, quando il supporto utilizzato avrà raggiunto la fase più accattivante, è utile porla in piano ad asciugare in modo che le pozze di vernice o di inchiostro, asciugando, formino come dei turbinii casuali. In pratica, è il procedimento opposto a quello escogitato da Jackson Pollock . C'è poi chi, per ottenere questo effetto, utilizza china diluita.
Può farsi rientrare nell'esperienza dell'espressionismo astratto anche il procedimento usato da alcuni pittori con acquerelli oppure acrilico, di premere della pellicola per alimenti sulla superficie pitturata di fresco; la pellicola, sgualcita, attentamente rimossa una volta che la pittura sia asciutta, crea l'effetto di interessanti texture variamente strutturate.
C'è chi invece sfrutta la gravità, utilizzando sia i pennelli che la vernice liquida spremuta direttamente dal tubetto o bottiglia, ma incanalandone la colata con strisce di nastro adesivo o di cordicelle, per poi lasciarla gocciolare inclinando e roteando la tela.
Ma, com'è evidente, questo, è un discorso che già si discosta dall'intento liberatorio dell'action painting e a me sembra che, nell'ambito dell'espressionismo astratto, sia una forzatura, in quanto, ne snatura diciamo così, la vera essenza.

martedì 5 febbraio 2019

La svolta classicista di Picasso

Pablo Picasso, Il flauto di Pan (1923), Museo Picasso, Parigi, Francia
Com'è noto, Pablo Picasso (1881–1973), viaggiando per l'Italia, a partire dal mese di febbraio del 1917, tra Milano, Firenze, Napoli e Pompei, ebbe modo di scoprire e confrontarsi con un nuovo modo di creare e, di ammirare e studiare dal vivo i capolavori dell'antichità.
Soprattutto a Roma, Picasso ebbe una sorta, diciamo così, di rinascita, pervenendogli stimoli tanto dai futuristi e dai pittori della secessione, che dall'arte rinascimentale classica.
A Napoli, si accostò all'arte pompeiana e il suo lavoro risentì dell'influenza della tradizione iconografica della maschera di pulcinella. Echi di queste influenze, si riscontrano specialmente nelle immagini sintetiche, nei volumi monumentali dei soggetti, nell'equilibrio delle composizioni dei dipinti degli anni venti.
Furono esperienze che lo segnarono al punto da determinare in lui quella svolta classicista inizialmente accolta con sospetto dalla critica. Sono noti i pesanti giudizi rivolti alla rinnovata arte di Picasso, dal collezionista e mercante d'arte tedesco Wilhelm Uhde. La critica del tempo, infatti, ravvisava nel classicismo figurativo dell'artista uno scadimento del pensiero immaginifico che lo faceva rientrare nel processo reazionario in atto nella società, nell'immediato dopoguerra, definito con enfasi “ritorno all'ordine”. Questa opinione, però, è largamente smentita dal fatto che Picasso si era dedicato a figurazioni neoclassiche già prima che la sua ricerca estetica pervenisse a stravolgere le regole pittoriche con il cubismo; tuttavia, è innegabile il cambiamento repentino, significativo quanto inaspettato del suo percorso artistico, che si manifesta ora arricchito e sublimato da figurazioni classiciste.
Questo nuovo percorso, fu una ricerca artistica caratterizzata principalmente dall'interazione fra codici che perviene, appunto, dal cubismo al classicismo passando da soluzioni astratte funzionali a composizioni dall'aspetto monumentale.
Sembra che a chi, come il direttore d'orchestra svizzero Ernest Ansermet, gli chiedeva perché dipingesse utilizzando contemporaneamente due stili opposti e contrapposti, come quello cubista e quello neoclassico, egli rispondeva che i risultati ottenuti si equivalevano. 

domenica 3 febbraio 2019

MANIFESTO DEL MOVIMENTO ARTISTICO MUTAZIONISTA (MAMutazionista)

Riesaminare alla luce della fine dell’esperienza umanistica, sul fare del giorno di un’era moderna in cui tecnologia e manipolazione del sé stanno avendo la meglio, la situazione attuale dell’arte, induce a considerare la necessità di trovare nuovi modi per limitare, superare e sanare i danni causati dalle logiche di mercato che hanno ampiamente trasformato l’umanità da soggetto a oggetto di consumo.

Si necessita un approccio diverso alla realtà, una mutata visione del mondo che rivoluzioni le coscienze liberandole da informazioni falsate e distorte, un umanesimo e una consapevolezza del sé e del gusto estetico inediti.

Nello specifico, per quanto riguarda l’arte, vertere allo spostamento dell’attenzione dall’adulterato comunicato propagandistico all’effettivo valore dell’opera d’arte si rende sostanziale per superare le criticità della trasfigurazione artificiale della cultura contemporanea, visiva, estetica e letteraria.

Premesso che da tempo tutta una generazione di artisti si è smarrita dietro allo sforzo di realizzare mondi estetici in cui la finzione dell’arte pasticciasse il gusto artistico arrecando il danno della confusa perdita di identità tra vero e falso, autentico e artificioso,

MANIFESTO

  1. Il MAM è un movimento di pensiero, artistico e letterario che nel vasto panorama culturale contemporaneo si contraddistingue per la presenza di elementi mutazionisti, ovvero di uno o più fattori di mutamento, nella tecnica e nello stile, che costituiscono una discontinuità, un salto, un’azione, una propulsione in senso evoluzionistico del processo creativo e stilistico;

  2. Nel complesso delle peculiarità formali che contraddistinguono il periodo storico - artistico contemporaneo spesso stigmatizzandone le varie forme di espressione artistica, il MAM si propone di sollecitare le varie tendenze artistiche verso una più significativa evoluzione del linguaggio attraverso l’individuale mutazione di atteggiamenti, comportamenti e consuetudini;

  3. Ravvisa la necessità di procedere ad un cambiamento delle usanze e delle abitudini diffuse nei vari ambienti artistici attraverso significative mutazioni degli attuali stilemi, anche attraverso una maggiore correttezza dei metodi di fruizione dell’arte;

  4. Rispetto a usanze e abitudini che immiseriscono l’arte contemporanea di significati e di contenuti sull’onda di mode stabilite da esigenze di mercato, il MAM si pone controcorrente;

  5. Non si contrappone a nessuno degli stili, movimenti o tecniche storicizzati, moderni o contemporanei ma ne auspica crescita ed evoluzione, ritenendo che chi si ferma, arretra ma non avanza;

  6. Non ricerca il contrasto con nessuno e non si pone volutamente contro alcuno;

  7. Ritiene che l’idea che fu alla base dei diversi movimenti e delle diverse correnti artistiche e di pensiero debba essere contestualizzata a quel dato momento storico;

  8. Si ispira al concetto scientifico della teoria dell’evoluzione della specie come ampliato dal citologo botanico olandese Hugo de Vries secondo il quale numerose variazioni rispetto alla forma “normale” avvengono attraverso “mutazioni” e “salti”;

  9. Accetta il concetto della teoria dell’evoluzione nella parte in cui teorizza, in biologia, il cambiamento all’interno di un popolazione, delle caratteristiche ereditabili col passare delle generazioni, ritenendo che in contemporanea al cambiamento biologico avvenga quello antropologico, sociale, culturale dei popoli;

  10. Accetta la teoria dell’evoluzione attraverso selezione naturale applicandola nel campo delle arti con la constatazione che ciò che non ha speciali caratteristiche che determinino un cambiamento rispetto al passato viene col tempo dimenticato;

  11. Accetta la teoria di Charles Robert Darwin nella parte in cui fa riferimento ad un “antenato comune” ma ne respinge con decisione l’interpretazione secondo cui tale antenato possa essere stato di una specie diversa, ritenendo che l’intelligenza, l’industriosità, le arti e tutte le attività degli uomini siano la prova che gli esseri umani sono stirpe degli dèi;

  12. Ritiene che il termine mutazionismo possa essere inteso come di ampio spettro in riferimento non solo all’evoluzione della specie ma alla cultura in generale;

  13. Ritiene che il concetto di evoluzione per mutazioni e salti sia applicabile nel campo di tutte le arti come vera e propria filosofia di rinnovamento;

  14. Si propone di diffondere la necessità di una mutazione di atteggiamento che produca nel campo delle arti una vera e sintomatica evoluzione degli stili senza rinnegarne il valore storico e culturale;

  15. Suggerisce la necessità di una radicale trasformazione dei metodi di fruizione dell’arte contemporanea allo scopo di una più libera espressione artistica svincolandola dalle logiche di mercato;

  16. Sostiene che il mutamento possa e debba consistere nella genialità e nell’ispirazione di ciascun artista reso libero da ogni condizionamento;

  17. Afferma che la tecnica personale e il personale talento magistralmente applicati in chiave evolutiva degli stessi, siano l’ottimale superamento degli stili storicizzati;

  18. Riguardo agli stili, il MAM afferma che il mamutazionista benché colto, non si sforza di essere uguale né identico a nessuno affinché il suo apporto sia significante nella svolta evolutiva degli stessi;

  19. Pur operando nell’ambito di un determinato stile, il mamutazionista è l’unica originale copia esistente di sé e non la copia o il falso d’autore di un altro;

  20. Auspica la manifestazione coraggiosa della personale identità ed unicità di ciascun artista;

  21. L’adesione ideologica, artistica e letteraria al MAM è libera, volontaria e gratuita ed è caratterizzata dalla chiara e manifesta condivisione del pensiero e dei principi che ispirano il MAM.                                                                                                                                                                                                                    (Antonia Calabrese)

03 febbraio 2019

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<p><a href="https://www.gigarte.com/mamutazionista" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img class="wp-image-135" style="width: 150px;" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh12fNpmQVquyT4wb4ESLPn_OJdd1a5qM3jKx04ngZGxZjdtpExaXSfLz-XHgbcmX74PXJiBvpGdATsPjIbSE6RAgFYpOoGk5Zb_zxAJ7uGCuShUBTctnuxzPl3PkBKx3gJYrIByWOOqVQ/s99-pf/MAM4-SMALL.jpg" alt=""> MAMutazionista ⇔</a></p>